Breve resoconto della nostra andata a Roma.

maggio 12, 2013

Da Bari abbiamo fatto 5 macchine, completamente auto organizzate (tra l’altro male, essendoci il sottoscritto all’organizzazione, God save the apparatus), totalmente auto sostentate, senza sovvenzionamenti da parte di nessuno.

Appuntamento alle 5.30 al Comune di Bari, con alcuni; appuntamento generale alle 6 all’IKEA con tutti quanti per poi avviarci.

Francesco Paolicelli, che non si svegliava in ritardo dal 1.930, perde la sveglia. Non ho idea di come abbia fatto, svegliatosi alle 5.20, ad arrivare da Altamura a Bari alle 6.30, passando per Noicattaro dove ha prelevato l’ottimo Domy Amodio, peraltro, presentandosi in perfetto coordinato camicia jeans – jeans da finto giovane.

Ci immettiamo in autostrada alle 6.50, alle 7.00 già la prima sosta in autogrill a testimoniare la disciplina e la tenuta del gruppo: i matti.

Ah, dimenticavo, alle 6.30, stanco di attendere il bel Paolicelli dormiente, il compagno di Giovinazzo Raffaele Mortellaro, meglio conosciuto come John Lennon, si carica in macchina Lorenzo D’agostino e due giovani fanciulle baresi e si invola verso Roma.

All’altezza di Candela, per spirito di gruppo, inizio un giro di telefonate: John Lennon, com’è, come non è, si trova tipo a Benevento, alla faccia della leggi della fisica; Gianclaudio (GianMatto) Pinto e i suoi sono invece ancora all’autogrill al terzo camogli e alla quarta peroni; Francesco Paolicelli, Alessandro Chiapperini e i loro hanno pensato bene, invece, di non imboccare il bivio per Napoli ma di proseguire per PESCARA, allettati evidentemente dalla possibilità di andare ad occupare un ristorante per un pranzo a base di pesce.

Nella macchina che “guida” il sottoscritto l’ineffabile Valeria Belviso ci legge con dovizia di particolari i 101 punti Civati per il congresso, trovati non so dove, mentre Stefania Losito prega di tornare viva a casa dal suo Danilo Calabria.

Al 23esimo punto mio fratello prova ad impiccarsi con il cavetto dell’i-phone.

Arriviamo alla nuova Fiera di Roma alle 11.23, orario aperitivo, non prima di aver provato ad entrare con la macchina nello spazio riservato ai politici, spacciandoci per “staff Sindaco di Bari” ed aver parcheggiato la macchina alla “barese” in una piazzola vicina all’ingresso.

Arrivati ci accorgiamo che: 1. Dudi Polito ha già ricordato a Fassina che cosa vuol dire farsi strada nella politica brandendo i diritti dei lavoratori, dichiarandosi paladino contro l’austerity, per poi diventare Vice Ministro di una banchiere sostenitore dell’austerità e dei suoi magici effetti espansivi; 2. Raffaele Mortellaro, Dago e Paola Romano hanno monopolizzato le telecamere; geniale la scena di D’Agostino che rilascia un’intervista in francese per una radio francese, dicendo a un certo punto, con inconfondibile e indescrivibile gesticolare “alla barese” s’è situasiòn (l’ho scritto come l’ho sentito pronunciare), intendendo chiaramente dire STA LA SITUAZIONE, e il pensiero corre a quando ero giovane e questa frase significava che ci saremmo divertiti parecchio in serata; 4. gli #occupy presenti, solo gli indipendenti e i matti come noi, di giovani democratici neanche l’ombra, da nessuna parte d’Italia – per quanto riguarda Bari, le cause di questa assenza le ho già spiegate in un precedente post su questo gruppo e non intenderò fare né sentire alcuna polemica sul punto -, si sono fatti delegazione, non si capisce con quale criterio e sono entrati a parlare con i delegati; 5. in questa delegazione non c’è nessuno di Bari, al netto di Dagospia, che però è in quota bologna; 6. la sicurezza all’ingresso non ne vuole sapere di far entrare tutto il gruppo di #occupy (max 120 persone), al netto di un’assemblea vuota, si contano 450 delegati presenti su una sala ENORME.

* * *

La delegazione non rientra, non mi piace, anche perché non abbiamo fatto 450 km per stare fuori a cuocere al sole. Mi tolgo la maglia di occupy, riassetto la camicia, dico alla sicurezza “stampa”, mi accompagnano al banchetto degli accrediti, mi accredito – dopo ampia discussione sulla libertà di stampa e la lesione del diritto di cronaca in caso di mancato accredito – come giornalista di “VINI E CUCINA”.

Cerco baresi per far entrare almeno noi di Bari.

Trovo, nell’ordine, Ugo Malagnino in versione Camerlengo/padrone di casa; Gero Grassi che mi fa capire con un semplice cenno del capo che non è aria manco per un saluto; Michele Emiliano, detto Cicci, che si muove molto ma non mi aiuta a portare a casa il risultato.

Intanto, i baresi sono atterrati tutti alla Nuova Fiera di Roma, siamo 20.

Rientra la delegazione, riconosco Sarno il ragazzo che parla bene in TV e Elly di Bologna: iniziano una discussione attorniati dalle telecamere sull’opportunità di consegnare il nostro documento a uno dei delegati per farlo leggere.

Noi di Bari, con istinto e un pò di culo, riusciamo a spostare l’attenzione delle telecamere (quindi tutto il resto) su di noi e improvvisiamo un sit – in davanti alle transenne che delimitano l’accesso all’assemblea.

Per fortuna ci seguono tutti quelli di #occupy.

Riusciamo, altresì, insieme a Ludovica, Elly e altri, a spostare il perno della discussione sulle seguenti questioni: 1. dobbiamo entrare tutti; 2. comunque il documento lo deve leggere uno di noi, proponiamo Enrico Fusco delegato barese e “uno di noi” di #occupy Bari.

Poco distante Fausto Raciti, con giacchettina e cravattina, mi guarda di traverso all’occhiale da sole, io gli chiedo di avvicinarsi, dalemianamente declina. Non si avvicinerà più, meglio l’aria condizionata della sala.

* * *

Dopo di che, non ricordo come, ci troviamo tutti in piedi a premere sulle transenne gialle per entrare almeno nella zona antistante la sala congressuale, all’ombra; il sole è cocente.

Tra noi c’è un Sindaco che inizia a gridare e dà la stura a tutti noi che premiamo di più, la sicurezza molla, siamo nella zona d’ombra.

Dal tavolo della presidenza arrivano Scalfarotto e David Sassoli.

Sassoli, parla con noi.

Io non ne voglio proprio sapere, continua a blaterare di regole.

Insieme ad altri gli ricordiamo che: 1. le regole le hanno infrante prima loro; le regole se calpestate dai regolatori perdono autorevolezza, dunque, efficacia; 2. continuiamo a chiedergli dove abbiano deciso il nome di Epifani, nonché chi l’abbia deciso.

Sassoli evade, parla dello statuto, più per i giornali che per noi.

Sassoli, però, quanto meno fa da garante alla presenza sul palo di alcuni di noi, viene scelta Ludovica.

Ludovica di lì a breve entra e legge il nostro documento, lo legge con puntiglio e dignità, brava.

E’ giovane, mi ha intenerito molto. Durante il sit – in mi si avvicina all’orecchio e mi chiede “perché sei così agitato, calmati!”, mi sembra quasi spaventata e le dico “bella mia, sono calmissimo, davvero, sto facendo solo un pò di casino per le telecamere, teniamo alta la tensione, sennò si sgonfia tutto”; mi sorride e mi abbraccia.

* * *

Dopo Ludovica poco altro, ancora interviste, Giuseppe Luigi Bianco al TG3 penso abbia dettato il programma per l’Italia per i prossimi 50 anni; io e mio fratello che facciamo un video con Paolini il disturbatore, fingendo di disturbarlo, scoprendo che: Paolini ha 2 assistenti disturbatori, di cui uno simpaticissimo cicciotto e rosso di carnagione; Paolini è un uomo intelligentissimo e di grande profondità, ci ha spiegato perché fa il disturbatore e la pericolosità della TV in due minuti secchi!

* * *

Cosa succede da domani.

#occupy PD muore?

#occupy PD vive?

* * *

Non lo so.

Non lo so, perché questo è il mio approccio generale alle cose, una ricercata e convinta mancanza di certezze, ma soprattutto perché dipenderà da ciascuno di noi, al netto degli eventi della politica romana.

Quello che vedo con chiarezza è, però, il persistere di tutti gli elementi che ci hanno portato a vivere questa battaglia di generosità: il PD è ancora preda del patto di sindacato D’Alema/Marini e altri; il PD finge di non volere l’austerità, finge di voler costruire un soggetto politico a sinistra, ma in realtà non discute di politiche, non mette in discussione davvero l’euro e l’europa, non si occupa delle giovani generazioni, né del disagio degli anziani, mentre in realtà si consegna a Silvio Berlusconi: perché se scompare Silvio Berlusconi il patto di sindacato di cui sopra non ha più nessuna ragion d’essere.

Alcuni ragazzi, tra cui Diego Sarno di Torino, mi hanno invitato a considerare la necessità di essere a Prato con gli altri ragazzi di Bari che vorranno per un’assemblea il 19 maggio p.v.

Io ho sottolineato che: 1. da Prato non è venuto NESSUNO a Roma, e a Roma ieri avevamo un disperato bisogno di gente, ripeto disperato, abbiamo dovuto fare i matti per tenere alta la tensione sulla protesta; 2. mi hanno detto che Prato sarebbe una data concertata con Fausto Raciti e i giovani democratici; ecco io non ho nulla contro Fausto, con cui ho anche un rapporto personale che deriva dalla militanza nella giovanile, ma Fausto ha dimostrato – ove mai ce ne fosse stato bisogno –  la lontananza dalla nostra causa ieri mattina non schierandosi con noi.

Sono, come sempre, disposto a parlarne con tutti i ragazzi e gli amici e compagni che sono in #occupy.

Sarò a Roma tutta questa settimana per lavoro.

Con tutti gli amici e compagni che sono stati con me a Roma e quelli che ci hanno seguito con passione da casa sono convinto non molleremo il percorso di rifondazione del partito democratico che abbiamo avviato.

E’ una battaglia di generosità, lo ripeto come un mantra, per convincere prima di tutto me stesso che si può, si deve, andare avanti.

VAMOS, Campa.

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2 Responses to “Breve resoconto della nostra andata a Roma.”

  1. N.C. Says:

    Ciao ragazzi, sono materano e mi sto (pre)occupando del gruppo lucano di occupyPD. Se avessi saputo della Vs. organizzazione prima di oggi sarei certamente venuto su con voi a Roma. Come facciamo a rimanere in contatto? Vi lascio i miei riferimenti http://www.occupypdbasilicata.tk


  2. […] descrive bene Giuseppe. Giuseppe è un mio caro amico, fa parte di OccupyPD Bari, ha partecipato al presidio fuori dall’assemblea PD a Roma, alla riunione nazionale di OccupyPD a Prato ed è intervenuto a Piazzapulita. Quando parla di […]


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